Mi hanno detto di scegliere

Mi hanno detto che non ero abbastanza, mi hanno detto che ero troppo.

Mi hanno detto che i miei occhi parlano, mi hanno detto che i miei occhi fanno paura.

Mi hanno detto che non amerò mai più, mi hanno detto che ho un cuore così grande da poter amare il mondo.

Mi hanno detto che sono una bambina, mi hanno detto che sono cresciuta.

Mi hanno detto che se certe cose accadono è solo per colpa mia, mi hanno detto che certe cose accadono e basta.

Mi hanno detto tante cose: fiumi di giudizi, teorie e tesi.

Ho imparato ad ascoltare solo uno. E mi ha detto non ascoltare, scegli.

A volte ritornano.

Sì, a volte ritornano. E non solo gli ex. Ti imbatti in quella foto (non bastava la memoria a farci ricordare, anche quelle simpatiche cose che ti posta fb nella home appena apri l’applicazione), in un regalo, in un biglietto di un concerto, in una canzone o ti imbatti proprio in loro (non so se sia meglio o peggio!). Ti torna in mente quel pensiero che ogni donna ha fatto per un ex: tornarci insieme.

Fosse solo per un nano secondo, il tempo di un fulmine che ti becca in testa ci pensi. Pensi a tutti i se, tutti i ma, tutti “è passato tanto tempo, siamo diversi, le cose potrebbero andare diversamente…”.

Ferma ragazza dal cuore e la mente galoppante.

Hai fatto delle scelte. Dolorose. Coraggiose. Stare con qualcuno è più facile che stare da sola. Scegliere di voler essere innamorate, davvero, non solo delle situazioni, degli status sociali, delle convenzioni e non accontentarsi di un amore a metà.

Scegli chi ti ama, chi ti rispetta… sì e io? Io voglio amare. Non sono mai stata una che si accontenta della metà. Figuriamoci dei sentimenti. I polmoni non funzionano a metà, il cervello non funziona a metà, il cuore non funziona a metà.

Voglio amore interamente, non solo essere amata o solo amare.

Chiedo troppo? Alle volte penso di sì, ma non ci so rinunciare: voglio tutto. Voglio Amore.

E’ ora di ricominciare?

Quante volte si può ricominciare il una vita?

Tutte le volte che ne sentiamo il bisogno. Il problema è che quando la botta è forte e tu ti ritrovi a terra piena di lividi e con uno zaino di 60 l addosso, continuare a camminare è dura. Soprattutto quando sei all’inizio dell’escursione. Hai perso il tuo bastone e per una manciata di secondi non non capisci neanche bene che direzione prendere.

Ti ritrovi immerso in un posto bellissimo, ma ne hai una paura tremenda. E se cadessi di nuovo? E se non ce la facessi? E se… e se invece ti rimettessi in cammino, un passo alla volta, ogni tanto arrancando, ogni tanto appoggiandoti ad una roccia, un albero, ce la facessi?

E se mi sentissi tutto il peso di tutte le cadute e ti dicessi che non ce la puoi fare? Se sbagliassi strada, ma arrivassi dove devi arrivare?

Quando ti trovi in una situazione del genere cosa puoi fare?

 

 

Alza gli occhi al cielo. E’ l’unico punto al quale meriti di arrivare.dsc_0045

La spiaggia

Mi sono chiesta chi sono. E mi pareva di affogare.

Sono la spiaggia, ma anche i suoi granelli.

Sono gli oggetti smarriti della gente che troppo poco spesso torna a cercare.

Sono la sabbia bagnata dal mare che mi lambisce e mi erode, che è la stessa che la compatta sul bagnasciuga.

Sono i relitti che la notte mi regala.

Sono le orme che i piedi andanti mi imprimono.

Sono il mare invisibile sotto di me.

Sono tutta. Tutto ciò che non si vede e ciò che il giorno accarezza e la notte bacia.

Persa.

In questo lento scorrere di eventi che sembrano un’eternità, io non riconosco la realtà dei miei me, del mio sentire.

A soffiar via la sabbia dalla mano in un angolo del mio cuore e sentire solo il rumore, ma non vederlo il mare.

In un’eco lontana, nella quale le parole del mio intelletto e del mio cuore si confondono senza faarsi ascoltare.

A migliaia di chilometri da me, senza neanche scorgere il sentiero per ricongiungermi a quel mare e a quella eco che sembrano prendersi beffe di me.

Capire.

Quella notte andò a letto tardi.

Sapeva che l’indomani avrebbe fatto una fantica immensa ad alzarsi, ma era contenta di quel sacrificio.

Quel giorno aveva capito tante cose: aveva compreso quanta pulizia stava facendo dentro di sé, ma non come le altre volte, dove mettere a posto, fare spazio e luce era faticoso e faceva male. No! Quella sera comprese quanto stesse iniziando a pulire senza dolore, e che tutto quel guardarsi, comprendersi, capirsi, era propedeutico per fare spazio. Spazio a cose nuove. Cose belle e terrificanti allo stesso tempo, poiché ignote, ma certamente meno spaventose di un tempo.

Aveva capito che riusciamo a vedere negli altri ciò che abbiano già visto inn oi. Nulla di più, nulla di meno. Riconosci una strada solo se l’hai già percorsa.

Aveva capito che bisognava andare piano. Finalmente aveva compreso quanto fossero fatui i fuochi di paglia e che le cose vanno costruite pian piano.

Aveva capito che stava iniziando a perdonarsi davvero. E che sarebbe avvenuto un altro cambiamento, e ancora un altro,e ancora e ancora. E che sarebbe caduta altre mille volte e tutte avrebbe imparato ancor di più, ogni volta ad ogni caduta, ad ogni sbaglio.

Aveva capito tanto quel giorno. E non le importava più molto del poco tempo che avrebbe dormito.

Le cose belle nella mia vita non sono cose

Fermatevi a pensare un attimo: quali sono le cose che vi rendono felici?

Oh, ognuno di noi risponderà cose diverse; ma in questa società dove la sostanza va a discapito della forma, dove avere è sinonimo di possedere materialmente qualcosa, quel sorriso… si quello che vi nasce da dentro e vi affiora alle labbra , quello che vi riscalda, che vi fa sentire nel posto giusto in questo mondo immenso, da dove nasce? Cosa, chi lo genera?

E bene: le cose belle, nella mia vita, non sono cose.

E’ svegliarmi, uscire sul terrazzino e sorseggiare il caffè osservando il giardino, i fiori e gli insetti che svolazzano.

E’ guardarmi allo specchio e disegnare il contorno dei miei occhi e delle mie labbra.

E’ indossare le scarpe di tela bianca al primo calore di primavera.

E’ entrare nell’auto parcheggiata al sole, in un giorno di freddo, e sentire quel tepore che ti attraversa.

E’ guardare una farfalla che si avvicina a me e ricordarmi di mio nonno.

E’ sentire la chiave girare nella toppa della porta e sentire Stefania che dice “Buongiorno!” e io “Stefy…” … “Sei da sola?” “Si…” “E vieni che ci facciamo il caffè!”

E’ prendere l’auto, partire e,coi finestrini chiusi, cantare a squarciagola.

E’ il bacio che il mio gatto ogni mattina mi da sulla punta del naso.

E’ parlare con Marina e ascoltare il  suo stupendo modo di travolgermi e stravolgermi i pensieri.

E’ sedermi sullo sgabello e bere un calice di vino in cucina da Manu. Un attimo e iniziano le risate.

E’ scrutarmi dentro e capire un pezzettino di me.

E’ dire cazzate quando hai bevuto un bicchierino in più.

E’ scrivere ciò che sento. E’ leggerlo e vedere che ci riesco.

E’ fare una passeggiata nel bosco.

E’ fare campeggio sulla spiaggia, svegliarsi al sorgere del sole e fare una passeggiata sul bagnasciuga.

E’ sorridere a qualcuno e vedere un sorriso spuntargli sulle labbra.

E’ partire per un viaggio.

E’ sentire che tutto può succedere.

E’ ascoltare il bene che gli altri mi vogliono.

E’ cucinare e sentirmi dire che è tutto buonissimo.

E’ guardarmi e vedermi ancora intera, ancora in piedi, ancora col sorriso.

E’ abbracciare chi voglio bene.

E’ andare al cinema da sola a vedere uno di quei film che solo io vedrei.

E’ disegnare e dipingere.

E’ entrare in libreria e uscirne con un nuovo libro. Accorgerti appena varchi la porta che ne hai almeno altri 10 da leggere prima.

E’ trovare il cornetto alla crema la domenica mattina.

E’ il mettermi a letto, ogni sera, e sentirmi in pace con me stessa.